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L’età Moderna (dal 1492 al 1789)

L'Età Moderna

Nel ‘400 e ‘500 Il territorio fu oggetto di contese tra la chiesa e il comune bolognese e le varie guerre e scorribande di questo o quel signore lo devastarono piu’ volte.

Particolarmente grave fu la devastazione di Marano del 1500.  Cesare Borgia, detto il Valentino, ebbe l’incarico papale di riassoggettare la Romagna e le Marche al papa e per questo venne nominato Duca di Romagna.  Gli fu concesso di portare guerra in quei territori.  Tra gli altri penso’ di prendere anche Bologna cingendola d’assedio. Mise base a Budrio e da li’ le sue soldatesche fecero scorrerie sul territorio arrivando fino a Marano dove la chiesa venne rasa al suolo.  L’assedio poi non si concretizzo’ e dopo aver devastato anche Budrio lascio’ questi territori.

Comunque nel prosieguo del secolo XVI si registrò una certa crescita economica, comprovata dal sorgere di sontuose dimore.  Il territorio di Castenaso nel ‘500 appare quasi completamente coltivato e rimangono pochi tratti a bosco soprattutto presso Marano (v. via Bosco Veduro in comune di Budrio, prosecuzione di via Bagnarola) e anche a Madonna (v. via Bosco).  Questa ripresa e’ documentata anche dai numerosi interventi sul ponte dell’Idice che il fiume con le sue piene comprometteva continuamente.

Nel 1534 il valente architetto MARCHESI, Andrea, detto il Formigine, rifece parte del ponte sull’Idice a Castenaso, devastato ancora una volta dalle piene del fiume.  Fiume mai domo se e’ vero che tra il 1553 e il 1554 TASSI, Bartolomeo detto Triachini, architetto e costruttore, ricevette dal Senato bolognese i primi incarichi pubblici documentati, riparando un ponte sul fiume Idice a Castenaso, dove vent’anni prima aveva già lavorato il padre Antonio architetto, insieme ad Andrea da Formigine.  Il topografo, architetto ed ingegnere Dattari Scipione, poi ricevette pagamenti dal 1558 al 1590 per opere idrauliche (riparazioni per le inondazioni dei fiumi Reno e Savena e “ad Molinellam”), difensive (restauri alle mura e costruzioni di baluardi, fortificazioni delle porte Galliera e S. Felice e per opere pubbliche in generale (restauro del ponte di Castenaso, ecc.).  Oltre al ponte e’ noto come citato precedentemente che le piene dell’Idice provocavano ingenti danni anche altrove.

Presso la strada per Vigorso (ora via XXI Ottobre 32/2^), fu eretta nel luglio 1329 da Alberto del fu Lambertino Galluzzi (possidenti terrieri), una stele in sostituzione probabilmente di un’altra chiamata “crucis de Flexi”, la cui collocazione non e’ stata individuata, ma sicuramente assai prossima a questa e che era presente gia’ nel 1250 e a cui protezione venne edificato un “penaculus” dato che il fiume correva nei pressi.  Si tratta di un basamento in due blocchi di arenaria saldati in un antico punto di frattura di 0,42 x 0,32 mt, h. 2,00 mt, sormontata da una croce latina in ferro, probabilmente installata al momento del restauro effettuato dal sig. Camillo Fava nel 1610.   L’iscrizione piu’ antica che appare alla base della stele, sul lato interno, e’ in caratteri gotici e ricorda la sua erezione del 1329.  L’altra iscrizione, sul lato stradale e ormai illeggibile, ricorda il suo restauro del 1610: “COLLAPSA ANNO MDCX CAMILUS FABIUS RESTITUIT”.  Questo manufatto e’ quasi certamente il manufatto piu’ antico presente a Castenaso, a parte ovviamente i vari ritrovamenti archeologici.

Nei secoli successivi (XVI e XVII) nei periodi di pace si riprende ed aumenta l’attivita’ agreste.  A Villanova vengono realizzate dimore fisse per i contadini con pozzo, fienile ecc. Tra i proprietari troviamo gli Ariosti, i Bolognini, i Bretta, i Mengoli, i Belvisi, gli Accarisi, i Bugami. A Marano diminuiscono le zone selvose, ed anche qui sorgono case per i contadini in muratura con gli annessi accessori (stalla, teggia, pozzo, ecc.).  Questo impulso alla creazione di case piu’ salubri al posto di quelle precedenti di fango e paglia, di fatto e’ sviluppato dai possidenti terrieri con la consapevolezza che maggior salubrita’ comporta minor mortalita’ e quindi piu’ braccia disponibili per le coltivazioni.

L’enfiteusi lascia il posto alla mezzadria e vengono differenziate le varie le colture. I campi sono divisi in appezzamenti regolari con scoline, capezzagne e filari di alberi che sostengono le viti. Viene introdotta la coltivazione della canapa.

I signori innalzano ville di campagna che nulla hanno a che vedere con le precedenti del medioevo nate come fortilizi, divenendo per lo piu’ sede degli ozi estivi, e centro/fulcro dell’attivita’ agricola e dimostrazione di potere e ricchezza.  In questi secoli sorgono le ville dei Gozzadini, dei Bentivogli (a Marano nei pressi di via Foggianova: villa poi abbattuta nel ‘700). Sempre a Marano vi sono ville dei marchesi Monti, del senatore Cospi, dei Ranuzzi, del principe Ercolani, del conte Turrini, del conte Fava, dei Canonici Tortorelli e Pellegrini, del signor Puzzi o Pucci, dei Tubertini, dei Gandolfi, dei Muzzi, dei Negri, dei Chiossi (Ciotti). Scompaiono pero’ nel seicento i Marzapesce.  Da notare che nonostante tutto i terreni della nobilta’ sono a Marano maggiori di quelli della borghesia.

Gia’ dalla seconda meta’ del ‘300 appaiono le possessioni del Collegio di Spagna, che aveva acquistato vari poderi ed anche la chiesetta di S. Maria de Castenase.  Quella che doveva essere una modesta cappelletta presente fin dal 1315, dedicata alla Santa Vergine, detta di Santa Maria delle Tombe o della Neve o “de’ Castenase”, venne dotata, nel 1673, di una piccola pala di Giovanni Battista Bolognini, allievo di Guido Reni, raffigurante appunto la B.V. del Pilar.

La chiesa deve il nome ad una iconografia mariana d’origine spagnola, secondo cui la Vergine apparve su di una colonna (“pilar”: pilastro) all’apostolo San Giacomo, nei pressi di Saragozza, che con il “pilar” gli chiedeva di edificare un tempio in suo onore.  Il 27 gennaio 1699 una giovinetta di una famiglia dimorante li vicino, passando nei pressi della chiesa, ebbe la visione della Vergine. Venne deciso quindi di costruire una nuova cappella, consona alle celebrazioni liturgiche degli studenti del collegio di Spagna che dimoravano nella collegiata li’ vicino: la futura villa Rossini.  La costruzione di un nuovo edificio su progetto dell’architetto Antonio Francesco Ambrosi, sarebbe finito nel 1704, e consacrato solo l’8 giugno 1745 con la traslazione della miracolosa immagine nell’altare maggiore.  L’edificio in stile barocco, ha il campanile che venne eretto ben dopo: solo nel 1933.

Confinanti col collegio di Spagna, in zona detta Carlina ad est, vi sono le possessioni dei marchesi Bovio che fanno li’ erigere una Villa ad inizio ‘700, mentre pare che il complesso architettonico venne originariamente edificato nella seconda metà del XVI secolo. I Marchesi Bovio la tennero fino al 1880.

Sempre nel ‘700 in quelle terre troviamo il palazzo dei conti De’ Bianchi, che il Boncompagni nelle mappe del 1783 colloca sull’attuale via Carlina tra la chiesa e Villa Carlina dei Bovio. Interessante notare come proprio li’ sorge al nc 19 – 20 un palazzo che presenta al suo interno (unico a Castenaso a quanto risulta) un piccolo chiostro, tamponato sui lati.

Anche a Castenaso oltre ai Nobili vi sono proprietari terrieri, commercianti, artigiani e professionisti: i Pazzaglia, i Fiori, i Bavosi, i Gaggi o Gazzi. Questi ultimi avevano a Fiesso un oratorio dedicato alla nativita’ della vergine. Presente nei primi anni del ‘600, era un semplice sacello a base quadrata, senza speciali pregi artistici. Veniva ricordato per la liberazione (da parte della Madonna) dalla peste del 1630, ed ogni anno, fino al 1930, veniva fatta una solenne processione il 21 Novembre, partendo dalla chiesa di Fiesso fino a questo Oratorio ove si pregava davanti alla sacra immagine ivi conservata. Divenuto deposito agricolo nel 1948, attualmente risulta scomparso.

Sempre a Fiesso la chiesa nel 1671-1697 venne completamente ricostruita, dato che versava in pessime condizioni. Sempre in tema di chiese e’ da annotare come nel 1639 venne costruita nella chiesa di S. Geminiano di Marano, la cappella dell’altare maggiore ove era l’ingresso e questo spostato ove era l’altare maggiore, invertendo quindi l’asse dell’edificio da OVEST-EST a EST-OVEST.

In quelle terre di Fiesso vi erano i marchesi Monti, il conte Camillo Malvezzi, il senatore Bovio, i Gozzadini, i Ranuzzi, i Guidotti, famiglie che come abbiamo visto erano presenti almeno in parte a Marano, Castenaso e Villanova.

Nel ‘700 e ‘800 compaiono poi i Cavalieri di Malta, il Pontificio collegio di Montalto, i Mantacheti, i Marescotti, e l’abate Odorici.  Dal ‘600 erano presenti i Prandi che avevano villa e terreni presso l’Idice sui quali in riva sinistra, nel ‘700 era annotata la “rotta del Prando” (via XXI Ottobre 38 ?), un punto in cui il fiume aveva travolto l’argine e dilagato per la campagna, punto in cui poi venne innalzato un oratorio “del Prando” dedicato a S. Antonio e che fu abbattuto nel 1826 per le erosioni dell’Idice.

E’ da notare come le possessioni degli enti ecclesiastici gia’ notevolissime dal ‘400 abbiano man mano seguito una progressiva diminuzione fino ad arrivare all’epoca del catasto Boncompagni (1789) a coprire solo il 19% della superficie della pianura, il resto 53% e 28% era dei nobili e dei borghesi.