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L’età Contemporanea (dal 1945 al 2000) – parte 2

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Da non dimenticare poi le iniziative “ricreative” nate nel comune come la festa/sagra dell’uva. La prima edizione si svolse nel 1954 con una finalita’ solidaristica e di beneficenza in favore della Casa di riposo Damiani che ospitava le persone indigenti del paese. Il tutto si svolgeva per far modo che le spese e le entrate potessero arrivare ad un utile da devolvere alla casa di riposo. Col tempo la festa ha abbandonato molto del suo carattere agricolo per assumerne uno più commerciale e d’intrattenimento culturale. E oggi comprende spettacoli, eventi commerciali, eventi culinari e manifestazioni culturali.

Sempre in campo ricreativo e’ da citare come la coop di consumo si fece promotrice di “gite sociali” che avvenivano solitamente a Giugno mettendo a disposizione i propri veicoli o pullman a noleggio: 1957, S. Martino di Castrozza, 1958, Viareggio e poi Trieste, Venezia, Lugano e via dicendo. Le gite proseguirono fino alla unificazione della coop con quella di Granarolo nel 1966.

A livello amministrativo in tutta l’Emilia “rossa”, tra la seconda metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, si impostò l’immagine complessiva di un «comune del popolo», che riprendeva in maniera evidente l’eredità del municipalismo popolare e socialista dei decenni a cavallo del 1900. «Il comune è di tutti i cittadini», affermava il sindaco di Bologna Giuseppe Dozza nel dicembre 1945, ma «deve però preoccuparsi, in particolare modo, del miglioramento generale della città, di sollevare le categorie più diseredate che costituiscono il maggior numero dei cittadini stessi». Una impostazione politica che si tradusse subito, grazie all’uso mirato degli strumenti amministrativi, in proposte specifiche: ad esempio, la differenziazione, a vantaggio dei lavoratori, delle tariffe del gas e dei trasporti o l’aumento del minimo imponibile nell’imposta di famiglia. Queste scelte avvenivano tra mille difficolta’ di ordine politico-amministrativo.

A Castenaso nel 1960, in pieno boom economico, era arrivato il momento anche per il sindaco Tosarelli di cedere la mano a esponenti politici delle generazioni più giovani, probabilmente più attrezzati per affrontare i profondi mutamenti economici e sociali in atto. Fu comunque un passaggio di testimone all’insegna della continuità politica, dal momento che il successore, Raffaele Passarini, di trent’anni piu’ giovane, gia’ assessore con Tosarelli dal 1951, militava anch’esso nel Partito socialista.

È davvero una caratteristica peculiare della storia politico-amministrativa di Castenaso, che non ha riscontri in nessun altro comune della provincia di Bologna, quella di essere stata guidata per oltre trent’anni da esponenti del PSI, in una terra a netta egemonia comunista. Naturalmente si trattava sempre di amministrazioni rette da maggioranze social-comuniste, ma il fatto che il primo cittadino fosse socialista, anziché comunista, non era un aspetto privo di significato. Questo diede, infatti, all’amministrazione castenasese una certa indipendenza di giudizio e le consentì di assumere, in alcuni cruciali momenti storici, posizioni eterodosse rispetto a quelle, ancora rigidamente filosovietiche, che erano proprie dei Comunisti italiani. Come quando nel 1956 non si ebbe timore di condannare con forza l’invasione russa dell’Ungheria, deprecando l’intervento armato e difendendo invece lo sforzo del popolo ungherese «per riacquistare la libertà, per riaffermare i valori fondamentali della democrazia negata dalla locale classe dirigente».

Sul piano della politica interna, poi, da Castenaso arrivò nel corso degli anni Sessanta pieno sostegno ai governi di centro-sinistra, nati dall’alleanza tra DC e PSI; una formula di governo che era invece solitamente criticata dal PCI, sia a livello nazionale che locale.

E’ da notare che fin dal 1946, gli amministratori locali avevano espresso tutta la loro preoccupazione di fronte a una legislazione comunale e provinciale nella quale, «senza una precisa delimitazione», resistevano molte disposizioni provenienti dal testo unico fascista del 1934. In questo senso, il condizionamento maggiore era costituito dai controlli di merito, che l’autorità centrale applicava a quasi tutte le delibere dei comuni e delle province. L’estensione e l’intensità di questi controlli variavano da situazione a situazione, in base alla dimensione dell’ente, al colore politico della sua amministrazione, alla presenza tra gli stessi amministratori di figure politiche di caratura nazionale (solitamente più attrezzate per resistere e reagire ai soprusi) e anche in base alla personalità del prefetto, ma era comunque tale, almeno sul piano teorico, da rendere quasi nulla l’autonomia giuridica dell’ente.

Un piccolo comune come quello di Castenaso, senza protezioni a livello nazionale, ancora all’inizio degli anni Sessanta doveva preoccuparsi di rispondere all’invadenza della prefettura difendendo la propria autonomia politica, oltreché amministrativa. Il prefetto di Bologna era poi intervenuto imputando ai rappresentanti castenasesi «la trattazione di oggetti estranei al consiglio». La maggioranza consigliare del sindaco Passarini rispondeva punto su punto: “Questo consesso, nella sua maggioranza, è dell’avviso che la citata circolare abbia un contenuto tale che, se applicata alla lettera, obbligherebbe gli amministratori a discutere esclusivamente sul come applicare una imposta diretta, sul come costruire una strada o qualcos’altro, non senza rilevare, però, per contro, che anche questi argomenti hanno un certo carattere e fine politico. È vero che questo Consiglio ha discusso, in certe occasioni, anche problemi al di fuori del campo strettamente amministrativo, come aver fatto voti affinche’ ai braccianti fosse concessa l’assistenza mutualistica […]; come la richiesta dell’esonero dall’imposta sul bestiame in favore dei piccoli produttori coltivatori diretti; come la richiesta della concessione della pensione di vecchiaia a coloro che ne sono privi o l’aumento del minimo a coloro che ne godono (in relazione al costo della vita); come il caso di licenziamenti di operai delle fabbriche od il pericolo di chiusura delle medesime; come, altresi’, le preoccupazioni per un conflitto armato, ma tutto cio’ e’ stato discusso nell’interesse dei cittadini amministrati, ed in armonia con quanto stabiliscono gli artt. 5, 114 e 128 della Costituzione, che prevedono, riconoscono e promuovono le autonomie locali, la ripartizione in regioni, provincie e comuni, ecc.”

Lo stesso anno, il 1961, nella relazione della giunta municipale al progetto del bilancio preventivo si ribadiva che, in «uno Stato democratico come il nostro», dovevano essere ammessi sugli atti del consiglio comunale soltanto i controlli di legittimità e non quelli di merito, di modo che ogni amministratore potesse sentirsi libero, nell’ambito delle leggi, di “apportare benefici e progressi alla popolazione».

La ripresa economica unita alle attivita’ gia’ presenti fece in modo che dopo la guerra Castenaso diventasse uno dei comuni piu’ manifatturieri della provincia, e questa vocazione si accentuò ulteriormente, quando varie aree a nord della via S. Vitale furono destinate ad ospitare zone artigianali e industriali. Era soprattutto il settore meccanico a fungere da traino, in linea con un tessuto produttivo provinciale fortemente orientato verso la motoristica e il pakaging. Ma non mancavano imprese agroalimentari o dell’abbigliamento. Si trattava per lo più di piccole e medie imprese, in tanti casi a conduzione famigliare, pero’ capaci di valorizzare la loro flessibilita’ per stare sul mercato non legati a prodotti di massa o standardizzati.

Anche se a Castenaso non è riconoscibile un vero è proprio distretto, nel senso che non c’è una produzione distintiva caratteristica, le sue aree industriali si sono segnalate per essere un crocevia di reti formali e informali, di rapporti di subfornitura, di ditte artigiane o comunque medio-piccole in grado di fare esportazione, di saperi tecnici all’avanguardia e di culture del lavoro che hanno contribuito al benessere della comunità locale.

Il dopoguerra porto’ una notevole espansione di Castenaso che si dovette dotare di nuove infrastrutture. La popolazione passo’ tra il 1861 e il 1931 da 3.903 ai 5.600 abitanti circa, anche se il primo periodo della ricostruzione vide un lieve calo di questi, da 5.692 nel ‘45 a 5.602 nel ‘50 e 5.297 nel ‘58, cio’ e’ dovuto in quanto la citta’ (Bologna) offre un’attrattiva maggiore per le possibilita’ di un lavoro anche meglio retribuito e migliori condizioni di vita. Dal ‘59 in poi pero’ vi e’ una costante crescita del numero dei residenti. Se i cittadini erano 5.400 nel 1961, dieci anni dopo erano gia’ 7.800 e 11.800 del 1981.

Anche le attivita’ artigianali-industriali seguono questo sviluppo passando da 120 nel ‘51 a 322 nel ‘71, con 949 e 1.746 addetti rispettivamente. Ugualmente le altre attivita’ subiscono variazioni e se il commercio negli stessi anni cresce, per tener fronte alle richieste (addetti da 403 a 1.049) il contrario accade per l’agricoltura che vede scemare i suoi addetti da 1.619 a 724.

L’esplosione del mercato dell’edilizia civile privata fu uno degli effetti più immediati ed evidenti determinati dai forti movimenti migratori che si attivarono lungo la penisola negli anni della ricostruzione e nel periodo successivo all’avvio del miracolo economico, che vide un vero e proprio boom della costruzione di nuove abitazioni: 73.000 nel 1950, 273.000 nel 1957 e 450.000 nel 1964.

Le nuove case favoriscono un netto miglioramento della condizione abitativa di una parte crescente della popolazione italiana, specie di quella che viveva in un ambiente tendenzialmente rurale. Tra il 1954 e il 1964, le abitazioni con elettricità, acqua e servizi igienici passano da meno dell’8% a oltre il 30% e tra il 1959 e il 1963 nelle case degli italiani i frigoriferi passano da 370.000 a un milione e mezzo. Un ambiente domestico lontano anni luce da quello vissuto all’interno delle case contadine.

Anche gli edifici pubblici dovettero adeguarsi e cosi’ nel 1958 avviene la demolizione del vecchio cimitero con alienazione delle aree. Nel 1959, avviene la soppressione del cimitero di Villanova e nel 1962 si progetta la nuova scuola media. Nel 1961 c’e’ l’acquisto di terreno in Fiesso per la variante della strada comunale, con progetti anni 1936-38. Trattasi del tratto che dopo la chiesa prosegue quasi rettilineo verso Budrio mentre il vecchio tracciato e’ ora la strada interna cieca che termina alle scuole e che curvando si reimmetteva nel tratto principale al termine dell’abitato.

Dal punto di vista sociale-retributivo e’ da segnalare come, antesignana di un concetto che ancora oggi fatica ad imporsi, il 26-06-1961 il CdA della coop di consumo delibero’ la pari retribuzione tra uomini e donne. L’equiparazione degli stipendi (da 41.000 a 47.000 lire mensili) avvenne nei quattro anni successivi.

Veduta di Castenaso del 1950

Il tessuto produttivo si rafforzo’ e di seguito si elencano solo alcune delle attivita’ che segnarono quegli anni e quelli successivi. Nel 1957, si trasferì a Villanova la Costruzioni italiane macchine attrezzi (Cima), il cui principale azionista era Cesare Sabbioni, e che contava una sessantina di addetti, saliti a oltre cento di lì a pochi anni. Nata a Bologna nel 1942, la ditta aveva inizialmente avuto la propria sede in via Massarenti, poi quando il fatturato era cresciuto aveva optato per il trasferimento in un capannone più grande e in una zona non residenziale: “L’impresa costruiva prevalentemente macchine utensili ed ingranaggi, esportati in vari paesi del mondo e rappresentava un esempio della polivalenza e della flessibilita’ dell’industria meccanica bolognese, potendo lavorare per comparti differenti: una parte delle lavorazioni della ditta era dedicata alla costruzione di cambi per moto (nel 1958 erano adibiti a questo settore 30 addetti), un comparto che stava svolgendo un ruolo trainante per l’intero settore meccanico.”

Dopo un ulteriore sviluppo nel corso degli ani ‘70 la CIMA fini’ poi nell’orbita della bolognese GD, guidata da Enzo Seragnoli, con modalità abbastanza singolari. In quel periodo, infatti, ci fu un importante accordo tra Enzo Seragnoli e la Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm), che rappresentava idealmente l’atto conclusivo di un lungo confronto, in anni difficili per le relazioni industriali. Negli anni Settanta era aumentato il divario tra Nord e Sud del paese, e questo aveva alimentato un crescente processo migratorio, con i relativi scompensi sociali. Sulla sfondo di queste tendenze, i sindacati chiedevano che le grandi imprese aprissero degli stabilimenti produttivi nel Mezzogiorno, in modo da alleviare le condizioni della disoccupazione meridionale e promuovere una certa coscienza sindacale anche nelle province del Sud. E così, anche Enzo Seragnoli era stato pressato perché investisse in provincia di Avellino, un’area ulteriormente provata dal grave terremoto dell’Irpinia, dove era stata individuata l’opportunità di aprire una piccola fabbrica. Mancavano, però, le condizioni per procedere a un investimento di questo genere, e allo stesso tempo, venne a crearsi una crisi occupazionale alla Cima, a rischio di chiusura. L’azienda dipendeva troppo strettamente dagli ordinativi della FIAT, per cui a seguito dell’annullamento di una commessa si era trovata in forti difficolta’ finanziarie. Enzo Seragnoli propose ai sindacati di barattare il salvataggio della Cima con la richiesta di investimenti al Sud, e la trattativa andò in portò rapidamente. La Cima fu acquistata da GD, e i sindacati desistettero dai propri propositi di sollecitare l’apertura di uno stabilimento in Irpinia. Negli ultimi decenni CIMA ha ulteriormente ampliato la propria vocazione internazionale, sempre all’interno del gruppo che fa capo alla GD, e che ha oggi il nome di COESIA. CIMA ha 140 addetti in buona parte specializzati, e produce tecnologie principalmente destinate al settore meccanico industriale, ma anche per quelli motoristico e aeronautico.

Sempre nel comparto meccanico – in particolare nel segmento merceologico delle ingranaggerie di precisione – si segnalarono alcune ditte artigiane come la Agostini e Paganelli e la Pierluigi Poggi, che lavoravano principalmente su commesse motoristiche. Quest’ultima, nata nel 1958, ha oggi il nome di Poggi trasmissioni meccaniche, ed è specializzata nella produzione di pulegge, rinvii angolari ed altri organi di trasmissione. L’azienda è ora gestita dai figli di Pierluigi Poggi, il quale ha voluto dedicarsi interamente alla passione del collezionismo motoristico. A Villanova ha allestito la Collezione moto Poggi (Comp), un museo unico al mondo che raccoglie, tra le altre cose, un vasto campionario di Yamaha da gran premio: la Yzr 500 che ha vinto il mondiale nel 2000, la moto campione del mondo 2002 e le M1 iridate di Valentino Rossi (2004 e 2006), ma pure le moto che hanno portato al titolo Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso.

Da citare anche la ditta MARIVER che produceva componenti per moto, ma anche per barche di vario genere. La ditta fu fondata nel 1962 dai coniugi Emilio Bignardi e Adele Spada. Il primo, trentacinquenne, aveva l’hobby di sperimentare l’impiego di nuovi materiali, come appunto la vetroresina, appoggiandosi nella falegnameria degli zii, a Bologna. Nel 1959, avendo anche la passione della vela, aveva addirittura costruito una piccola imbarcazione, e siccome questa ebbe successo, alcuni amici e conoscenti gli chiesero di fabbricare altri natanti su commessa. Allo stesso tempo, diffusasi la voce che era esperto nella lavorazione del vetroresina, la ditta Moto Morini gli commissionò la realizzazione di una carena per una motocicletta da corsa. Di qui, l’idea di aprire un’attività vera e propria, con l’aiuto della moglie, che fino a quel momento aveva gestito una libreria antiquaria. Nata a Bologna, un anno dopo la Mariver si trasferì in un capannone più consono a Villanova. Infatti, avendo avuto successo il prodotto realizzato per la Moto Morini, erano arrivati ordini dalla Ducati, dalla Benelli, dalla Mondial, oltre che da alcune altre case minori. Alcuni anni dopo il business si ampliò all’ambito automobilistico, con una collaborazione con la Tecnokart, che all’epoca correva in Formula 3. Ma la vera passione di Bignardi era la vela, e quindi decise di concentrarsi su questo settore; nel 1970 trasferì la ditta a Osteria grande, dove accanto al capannone c’era un vasto appezzamento di terreno nel quale ricavò un bacino artificiale per i collaudi tutt’ora esistente e collocato all’interno di un parco pubblico. L’azienda chiuse nel 1988 non per difficolta’ economiche bensi’ perche’ i titolari decisero di ritirarsi e non avendo ne’successori ne’ compratori, sciolsero semplicemente la società.

Va ricorda infine la CEA estintori, azienda che si e’ sviluppata in un settore limitrofo a quello della motoristica. Nata a Castenaso nel 1967 per iniziativa della famiglia Amadesi, è cresciuta rapidamente anche a seguito di una favorevole richiesta di tecnologie per la sicurezza, in questo caso antincendio. Già nel 1970, l’azienda istituiva una «squadra corse», presente nei principali autodromi italiani durante le competizioni motoristiche. Oggi, con uno staff di oltre 370 specialisti e 50 mezzi per la sicurezza e’ considerata la piu’ efficiente squadra antincendio dei circuiti, inclusi quelli di Formula 1. Contemporaneamente la produzione si è ampliata, e oltre allo stabilimento di Castenaso è stato inaugurato un nuovo polo produttivo a Mordano.

Moltissime altre aziende sorsero e si insediarono nel territorio rendendolo uno dei piu’ dinamici nel settore produttivo. In tema di pubblico trasporto, il 30 maggio 1964 venne chiusa al traffico la diramazione ferroviaria Budrio – Massalombarda che fu sostituita da autoservizi. Nel 1969 in seguito allo scorporo della Società Veneta fu creata la Società Veneta Autoferrovie (SVA) che rilevò l’esercizio della linea e che iniziò l’ammodernamento del materiale rotabile con l’acquisto di nuove automotrici.

Il rapido e intenso sviluppo economico che si manifesta nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, segna per l’Italia il passaggio da una società prevalentemente rurale e tradizionale a una società industrializzata e moderna. L’economia italiana esce dalla situazione di sottosviluppo per inserirsi tra i paesi più industrializzati: nel 1951, il 42,2% degli occupati lavora nel settore agricolo e il 32,1% nell’industria; nel 1961 la percentuale dei lavoratori del settore primario scende al 29,1%, mentre quella dei lavoratori del settore industriale sale al 40,6%.

I fattori che determinano la rapida accelerazione della crescita centrata sulla piena industrializzazione sono molteplici: il sostegno proveniente da oltreoceano (piano Marshall); la domanda interna nei settori dell’edilizia, delle comunicazioni e delle infrastrutture, innescata dalle diverse forme di intervento e sostegno messe in atto dallo Stato, ma soprattutto la domanda nei consumi privati, cresciuti tra il 1951 e il 1961 quasi del 60%; la stessa domanda estera, soprattutto tra il 1958 (l’anno precedente era stato creato il Mercato europeo Comune) e il 1962, quando le esportazioni italiane salirono dal 2 al 4% del commercio internazionale.

Questo sviluppo ha pero’ altre ricadute e si comincia a ragionare non tanto di aiuti, facilitazioni e sussidi ma di aggiornamento nell’ottica di massimizzare le entrate delle attivita’. Per esempio dal 1966 nell’ottica di una razionalizzazione vennero chiusi gli spacci della coop di consumo di Marano e Madonna che in effetti restarono attivi diventando “privati” e venendo gestiti dai precedenti gerenti della COOP: Arialdo Rocca (Marano) e Giulio Bondi (Madonna). L’ultimo a chiudere fu nel 1972 quello di Fiesso quando il gerente ando’ in pensione e la Coop Castenaso/Granarolo venne assorbita dalla Coop Bolognese. Lo spaccio n. 2 di via Nasica viene chiuso nel 1978.

Localmente, il censimento del 1971 fotografa una realtà in cui oltre la metà delle abitazioni occupate in quel momento è stata costruita nel decennio precedente (1962-1971); un valore largamente superiore al dato medio provinciale che si attesta attorno al 33%. Negli anni successivi, il costante aumento della popolazione residente a Castenaso ha come corollario la progressiva espansione del tessuto urbanistico sostenuto da una produzione di nuove abitazioni che prosegui’senza sosta.

Il rapporto tra il numero delle famiglie e quello delle abitazioni occupate restituisce invece la misura del fenomeno riguardante la progressiva scomparsa della “coabitazione”: nel 1971 con una media di una famiglia per ciascuna abitazione, si rileva che questo fenomeno è dunque scomparso in coincidenza del venir meno del modello della famiglia allargata e del mondo contadino per come quest’ultimo si era manifestato nei decenni precedenti.

In campo amministrativo, la riforma dell’istituto regionale del 1970, nonostante le molte resistenze che incontrò nella sua piena attuazione, rimane per molti versi un punto fondamentale nella storia repubblicana. Con l’introduzione delle regioni a statuto ordinario si ruppe, nei fatti, la continuità di una lunghissima fase storica all’insegna dell’accentramento amministrativo, che era iniziata perlomeno con la Prima guerra mondiale, e si avviò una necessaria forma di riflessione sul governo locale (comunale e provinciale) che era ancora quella delineatasi nei primi decenni post-unitari, fondata, quindi, sull’idea di una mera collaborazione dei comuni con lo Stato alla realizzazione di direttive centrali.

Ad affermarsi quindi nel corso degli anni Settanta fu il paradigma della partecipazione. La ricerca, quanto mai caparbia, della partecipazione dei cittadini alle scelte politico-amministrative divenne un aspetto caratterizzante del discorso pubblico di quegli anni. Ottimi esempi sono forniti dagli atti del consiglio comunale castenasese, con particolare riferimento alla discussione intorno al bilancio preventivo per il 1975. Nel documento che si sta per citare si fa riferimento ai quattro “consigli di zona” – centro, Villanova, Marano e Fiesso –, organismi istituiti nel dicembre 1971 quali strumenti della programmazione e della partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni degli organi comunali (successivamente riappellati “consigli di frazione”): “Lo schema di questo bilancio e, nel corso dell’anno, le scelte più importanti della nostra amministrazione sono state discusse coi consigli di zona, e coi cittadini, ricavandone utili suggerimenti, critiche costruttive e pareri che, se non hanno sempre potuto essere tenuti presenti e portati a realizzazione, hanno sempre, però, consentito di meglio valutare i problemi e le attese dei cittadini, permettendo, nei limiti del possibile, le migliori soluzioni. La giunta riconferma la propria disponibilità a questo metodo di lavoro, e si impegna a superare le difficolta’ e i limiti che a volte si sono verificati nel rapporto coi consigli di zona, che rappresentano comunque una esperienza positiva, che va sviluppata ancora, per consentire una sempre maggiore presenza del cittadino nella vita pubblica. Un grande contributo potrà essere dato in questa direzione dalla consulta agraria, dal consorzio socio-sanitario e, in un prossimo futuro, dagli organismi rappresentativi dei genitori nella scuola.”

Il decentramento intra-comunale, attraverso i consigli di quartiere e i consigli di zona o di frazione, era stata una vera e propria invenzione amministrativa introdotta a Bologna fin dagli anni sessanta. Si tratto’ del primo esempio di quella linea di «anticipazioni» provenienti dalle amministrazioni “rosse” dell’Emilia-Romagna, e in particolare dal capoluogo, che aveva l’obiettivo di precorrere e, contemporaneamente influenzare le riforme nazionali, con lo scopo ultimo di favorire la legittimazione delle sinistre, come forza di governo. A livello sovracomunale nel dicembre 1973 il comune di Castenaso aderì alla costituzione del Consorzio per i servizi sanitari e sociali unitamente ai comuni di Budrio, Medicina, Molinella (quest’ultimo si aggiunge nel 1975) e alla Provincia di Bologna.

Il vecchio macero che si trovava nell’area del parco Grandi

In quegli anni, come abbiamo visto, vi fu un notevole incremento della popolazione castenasese e per far fronte alla crescente domanda di alloggi degli anni ‘70 nacquero ulteriori coop edificatrici. Cio’ fece si’ che nel corso di due decenni successivi, la situazione miglioro’ progressivamente in modo netto: il censimento del 1981 presenta la quasi totalità delle abitazioni occupate che dispone della combinazione completa dei servizi riscaldamento e bagno.

La costruzione di nuovi edifici e la conseguente escavazione delle fondamenta comporto’ la scoperta di numerosi siti archeologici. Tra il 1972 e ‘73 in maniera fortuita, durante la ristrutturazione delle scuole medie (via Marconi 3/3) vennero alla luce ben 52 sepolture villanoviane in soli 100 mq.

Tra gli anni 1981 ed ‘87 poi, nell’area di via Gramsci, esattamente tra il parcheggio pubblico sito a meta’ della strada, via dello Sport, la zona del palazzetto, l’area a ovest del campo del Baseball, fino all’area del tiro con L’arco, venne portato alla luce, dopo i primi scavi del 1973, un complesso con due nuclei principali posti agli estremi Sud Est e Nord Ovest fatto di capanne quadrangolari con un’area artigianale e produttiva al centro. Nel frattempo presso via ca’ dell’Orbo (in corrispondenza degli ultimi due fabbricati presso l’intersezione con via Bargello) vennero ritrovate altre 93 tombe.

Intanto nel 1977 era avvenuta un’evoluzione di quella che era la piu’ affermata cooperativa edilizia con la trasformazione della Cooperativa Muratori e Affini di Castenaso nella Cooperativa Edilfornaciai, anche grazie alle incorporazioni di altre cooperative che operavano nei comuni confinanti, ingrandendosi nei decenni e confluendo poi in Coop Costruzioni nel 1998. Purtroppo a causa di difficolta’ finanziarie la cooperativa e’ in liquidazione coatta dal 2015.

Riguardo la coopertiva di consumo questa subi’ varie incorporazioni ed annessioni, aprendo nel contempo vari punti di vendita a Castenaso, ma poi nel corso di altri passaggi, i punti vendita sul territorio di Castenaso furono progressivamente chiusi, ad eccezione di quello sito in via Tosarelli, che però fu ceduto per opportunità logistiche alla Coop Bologna, poi ampliatasi con ulteriori fusioni e diventata prima Coop Emilia-Veneto e poi Coop Adriatica. Quando, nel 1995, quest’ultima inaugurò l’Ipercoop Centronova, decise di chiudere il supermercato di via Tosarelli, fra le proteste di molti soci. Il supermercato della coop di consumo chiude il 16-04-2002. Si trovo’ poi un compromesso che consenti’ il passaggio del punto vendita a un’altra cooperativa di consumo, che lo trasferì in una nuova sede poco distante, e cioè in via Gramsci, presso la ex sede della Casa del popolo. I lavori nei nuovi locali di via Gramsci 21c da parte della Coop Reno, subentrata a Coop Emilia-Veneto, finiscono il 19-9–2003 quando riapre nei nuovi locali il punto vendita.

In ambito dei trasporti pubblici avvenne la ristrutturazione negli anni ‘80 della societa’ Veneta che scorporando le sue attivita’, passo’ (1981) la linea ferroviaria alla TraRo prima e alla nuova societa’ FBP poi. Il 31 maggio 1987, nell’intento di potenziare la funzione suburbana della linea, furono attivate le tre nuove fermate su tutta la linea e i treni, fino ad allora attestati a Bologna San Vitale, furono prolungati alla stazione di Bologna centrale.

Dal punto di vista produttivo e’ da citare come sul territorio di Castenaso era presente dagli anni ‘60 (7 gennaio 1964) la ditta Derbit SPA. E’ del 1967 la realizzazione del derbigum, membrana impermeabilizzante protettiva per coperture prodotta dalla socieà Derbit: nato a Bologna nel 1966 e lì prodotto fino al 1997. All’inizio degli anni ’90 avvenne la fusione fra il gruppo IMPERBEL belga e la italiana DERBIT. Il 7 febbraio 1997 lo stabilimento produttivo di Bologna venne chiuso anche in virtu’ ai problemi ambientali rilevati. Infatti dal 1977 iniziarono una serie di rilevamenti e controlli sulla nocivita’ dei prodotti utilizzati, che ebbero una ricaduta evidente sulla salubrita’ nei confronti di dipendenti e cittadini dovuti alle emissioni nocive prodotte. L’amianto (noto prodotto cancerogeno) veniva utilizzato nella mescola insieme al bitume per realizzare guaine impermeabilizzanti per l’edilizia. La Derbit fu probabilmente la Prima azienda Italiana nella quale venne messo al bando l’utilizzo dell’amianto. Il merito va tutto ai lavoratori ed al Consiglio di Fabbrica che per primo sollevò il problema, poi decisivi si rivelarono gli interventi dei medici del lavoro delle strutture pubbliche e degli altri colleghi dei servizi sanitari, come decisivo fu il ruolo della Regione e del Comune di Castenaso. Non altrettanto si può dire del governo dell’epoca. Dalla documentazione inoltre si evince anche l’approccio complessivo che riguardò non solo l’amianto, ma altri fattori di nocività, e non solo all’interno della fabbrica ma anche valutando l’inquinamento esterno.

A livello culturale va ricordata la vicenda di Casa Bondi, non soltanto perché è sede della biblioteca comunale, ma anche perché questa struttura racconta una storia simbolo della crescita culturale della comunità di Castenaso. Casa Bondi costituisce un ottimo esempio di complesso colonico con le due strutture della casa e della teggia. Negli anni Settanta il complesso divenne comunale ma rischiò di essere abbattuto e fu salvato da una mobilitazione dei giovani del paese. Correva l’anno 1978 e si era in un periodo in cui era molto forte l’impegno della popolazione e dei giovani nella ricerca di spazi comuni. L’edificio venne occupato pacificamente dai ragazzi e dalle ragazze castenasesi che diedero vita ad iniziative culturali, musicali e di discussione che mostrarono alla cittadinanza le potenzialità del luogo. Infatti negli anni Novanta, dando seguito all’uso culturale “dell’occupazione”, dopo una serie di lunghi lavori di restauro l’edificio fu adibito a Biblioteca, che lasciava cosi’ la sua primigenia collocazione (provvisoria) di via XXV Aprile.

Proprio tra gli anni Settanta e Ottanta Castenaso vive una fioritura delle attivita’ sportive incentivata dal diffuso benessere ma anche da una cultura sportiva ben radicata nel territorio. Dal punto di vista dell’associazionismo sportivo Castenaso in questi anni era il comune della regione con il maggior numero di ragazzi sotto i diciotto anni tesserati e praticanti. Ciò che è notevole è la presenza, ancora oggi, nel comune di molte società sportive che coprono quasi tutte le discipline dai più praticati sport di squadra come calcio, basket e pallavolo, a sport meno diffusi come il tiro con l’arco, il pattinaggio, l’atletica e il baseball.

Alle societa’si affiancano impianti degni di un comune di dimensioni maggiori. Tra strutture pubbliche e private il comune poteva contare negli anni Ottanta su una piscina, un impianto calcistico, campi da tennis, un impianto per il tiro con l’arco e il campo da baseball. La piscina apparteneva in realtà a un albergo ma grazie a una convenzione stipulata dal comune i ragazzi sotto i diciotto anni potevano usufruirne a prezzi agevolati. Il campo di calcio “Negrini” fu realizzato prima della Seconda guerra mondiale e poi fu completato con la tribuna coperta negli anni Settanta. Il palazzetto dello sport fu costruito a metà anni Ottanta proprio per rispondere alla crescita del movimento sportivo cittadino che rendeva inadeguate le palestre scolastiche.

Tornando alla linea ferroviaria nella seconda metà degli anni novanta, la tratta iniziale della linea (da Bologna Centrale a Bologna Rimesse) venne interrotta per i lavori di interramento, comprendenti la nuova stazione sotterranea di San Vitale. Il nuovo tracciato interrato venne attivato il 22 dicembre 2001, e nel corso di quell’anno, la nuova società FER con maggioranza capitale pubblico, assunse la gestione della ferrovia.

L’attivita’ manifatturiera a Castenaso conobbe una parabola che ebbe nei tardi anni Settanta l’apice ma che poi progressivamente si è ridimensionata. Pur se il numero di addetti è calato in valore assoluto, anche in ragione della meccanizzazione di molte fasi produttive e dei processi di esternalizzazione di funzioni e servizi, non si può parlare per gli anni Ottanta e Novanta di crisi dell’industria castenasese. Del resto, molte aziende si confermarono competitive e capaci di fare innovazione, ampliando in tanti casi il proprio fatturato e il raggio d’azione.

Dal punto di vista amministrativo i bilanci del comune furono costantemente in pareggio dal 1946 al 1971, mentre successivamente si presentarono in disavanzo dovuto principalmente alle politiche sociali attuate dagli enti locali. Tra tutte la realizzazione di scuole ed asili nido: viene realizzata la nuova scuola elementare a Villanova (1962-’70), la scuola media (1965-’70), la scuola elementare in via Bentivogli (1970-’73), la scuola materna nel capoluogo (1970), l’ampliamento della materna a Villanova (1970), l’inizio della costruzione dell’asilo nido (1974).

Sempre in quegli anni vengono realizzate: migliorie al campo da calcio, il campo da Baseball, diverse palestre collegate alle scuole ed i campi da tennis (allora collocati in via Marconi). Vengono rifatti ed ampliati gli impianti di depurazione fognaria.

L’ultimo quarantennio del XX secolo vide dopo la sindacatura di Passarini (tre mandati amministrativi dal 1960 al 1975), il passaggio della fascia tricolore a un altro esponente socialista, Luciano Sarti, in carica per cinque anni. Fu solamente nel 1980 che si affacciò alla guida di Castenaso il primo esponente del PCI, il giovane Luciano Farnedi, appena trentaduenne, originario di Molinella, a cui seguì nel 1990 un altro sindaco del PCI, Claudio Marchi, il quale, nato a Monzuno, si era fatto le ossa nella realtà castenasese come assessore nelle due giunte Farnedi (i due erano quasi coetanei: Farnedi classe 1948, Marchi 1950).

Il PCI, insomma, assunse il controllo delle operazioni a Castenaso, quando ormai, a livello nazionale, era un partito in declino, dopo l’apice nei consensi raggiunto negli anni Settanta. Tra il 1980 e il 1990, le sezioni di partito cominciarono a svuotarsi e a diminuire gli iscritti, mentre i giovani o gli ex militanti cercavano nuove strade nel volontariato, nelle cooperative sociali, nei nuovi movimenti ambientalisti.

Per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana il sistema dei partiti si trovò di fronte al problema posto dal declino della partecipazione politica. Un fenomeno che era da ricondurre alla caduta di tensione, al riflusso che si percepiva, rispetto al decennio precedente, nei processi di riforma politica e istituzionale. Nuove forme di attivismo e intervento sociale nascevano e si sviluppavano, scegliendo però di dirigersi in altre direzioni, sostanzialmente fuori dalla società politica e dal mondo dei partiti.

La crisi ideologica che cominciava ad attanagliare la sinistra lasciò spazio a nuovi temi. Si cominciò, ad esempio, a parlare di ambiente e territorio con una nuova sensibilità all’insegna dell’ecologia. L’archivio comunale conferma un tempestivo impegno della giunta Farnedi – una giunta giovane e ricettiva dei mutamenti in corso – in questa direzione: “Per quanto attinente all’ambiente ed al territorio l’Amministrazione sara’ vigile affinche’ vengano completamente rispettati i tempi di realizzazione dell’Impianto di depurazione allo stabilimento Derbit. Nel futuro si tratta di consolidare i risultati già ottenuti allargando la gamma degli interventi nella direzione di assicurare ai cittadini una migliore qualità della vita. È per questo motivo che siamo per l’installazione del secondo depuratore delle acque, da ubicare nel capoluogo est.” E ancora la giunta si proponeva di “stimolare una conoscenza specifica del problema inquinamento per una mobilitazione globale della popolazione su questi contenuti di lotta».

Nei primi anni Novanta, sotto l’urto simultaneo della bufera giudiziaria di Tangentopoli, sul piano interno, e dello sgretolarsi del comunismo reale, sul piano internazionale, crollava il sistema politico della “Prima Repubblica” e, insieme a esso, si scioglievano o cambiavano pelle i piccoli e i grandi partiti che avevano animato fino ad allora la storia politica dell’Italia repubblicana.

Negli anni Novanta e Duemila calavano pero’ le quotazioni della partecipazione assembleare alla vita amministrativa e salivano quelle di una nuova parola d’ordine: l’efficienza nell’organizzazione della macchina comunale, vero e proprio “refrain” degli anni a venire. E’ esemplificativo a questo proposito, un brano del programma amministrativo della seconda giunta Marchi: “La corretta e puntuale diffusione di ogni informazione utile è il presupposto della partecipazione dei cittadini alla gestione della vita comune […] La democrazia vuole informazione per assicurare la partecipazione, ma esige che le decisioni siano rese operative nel minor tempo possibile (efficienza)”. E’ poi di quegli anni (1997/98) la chiusura della scuola di Marano come struttura scolastica divenuto poi centro culturale.