Chiesa di S.Ambrogio di Villanova

Cenni storici ed artistici

E’ del 1141 un documento relativo ad un terreno, attestante la chiesa di Villanova: “prope Ecclesiam Sancti Ambroxij de Villanova”.
Poi un libro cita come nel 1283 Albertino da Parma venne eletto “Rettore dei Compadroni di S. Ambrogio da Villanova” e nel 1299 ne fu investito Giovanni di Rolandino Rambaldi.”
Altre citazioni di nuove investiture sono del 1375 e solo nel 1492 si ha un atto di nomina del Parroco da parte della fam. Ramponi che aveva il giuspatronato (complesso di privilegi e oneri attribuiti, per disposizione dell’autorità ecclesiastica, ai fondatori di una chiesa o di un beneficio e ai loro eredi ) sulla chiesa dall’anno prima.
La chiesa venne restaurata piu’ volte ed anche nel 1634 come ricorda una lapide all’ingresso.
Fino al 1655 resto’ di giuspatronato della fam. Ramponi, quando morto l’ultimo discendente della famiglia, passo’ al Conte Luigi Bonfilioli, fratello del parroco della chiesa di S. Giovanni Battista di Castenaso.
Dai Bonfilioli gia’ nel 1671 il giuspatronato passo’ ai Gozzadini che lo avevano anche sulla chiesa di S. Maria delle Caselle (S. Lazzaro).
Nel 1793 l’edificio sacro venne raso al suolo fin dalle fondamenta e ampliato e la navata venne ribaltata sull’asse est-ovest, in modo tale da rendere la nuova facciata il corrispondente del prospetto della villa signorile che sorge dall’altro lato della strada.
La costruzione fu finanziata dai Gozzadini e vide Don Lorenzo Panzacchi direttore del cantiere. Nel 1796 con la morte di Don Lorenzo i lavori vennero sospesi.
Successivamente solo nel 1824 con la morte del successore e nipote Don Pietro Panzacchi e con le rendite assunte venne terminato, da Carlo Vidoni autore tra l’altro del tabernacolo della B.V. di S. Luca e della scalinata e pavimento dell’arca di S. Domenico nell’omonima basilica, nel 1843 l’altare maggiore interamente in marmo posto davanti ad un coro semicircolare.
Dal 1849 vi fu un ulteriore restauro, quasi una ricostruzione, su iniziativa del parroco Don Venceslao Nanni, per la “mala condizione” in cui versava la chiesa e durante il quale sono purtroppo andati perduti preziosi dipinti di scuola bolognese seicentesca,
La chiesa fu resa piu’ spaziosa e furono create quattro cappelle laterali.
Anche la canonica a sinistra della facciata fu ricostruita cosi’ come fu rifatta la facciata, mentre il campanile venne ricostruito dalle fondamenta.
(Dai disegni appare come la precedente chiesa avesse un “avancorpo” con tetto a spioventi ed un campanile anteriore a destra.
Mentre quella successiva, giunta quasi inalterata fino a noi, ha una facciata che aggetta direttamente sul sagrato ed un campanile posteriore sinistro in unione con la sagrestia ma in effetti staccato dalla chiesa vera e propria.
Dagli stessi disegni compare, gia’ da prima del 1849 sul retro della chiesa a sinistra, una piccola cappella cimiteriale tutt’oggi ancora presente. nda)

ESTERNI
La facciata della chiesa, a capanna, è con due pilastri laterali su alto basamento che incorniciano specchiature simmetriche fino
ad una modanatura sommitale che apre ad un registro superiore dove un arco a tutto sesto incornicia una apertura a lunetta.
Conclude la facciata un timpano a dentelli con croce a fil di ferro sommitale su fastigio metallico con le insegne episcopali, attributi di Ambrogio.
Al centro del timpano stemma nobiliare a cartiglio della famiglia Gozzadini.
Tra i due pilastri si colloca l’ingresso, unico, incorniciato e sovrastato da una mensola su modiglioni.
Al centro della facciata l’epigrafe dedicatoria.
Completamente rivestito di intonaco, il fronte vede alzati in rosaceo sagramatura e nervature architettoniche bianche, mentre la
copertura è a due falde in coppi. I fianchi dell’aula, così come la zona absidale, non sono visibili all’esterno perché contigui ad altri edifici parrocchiali.
Il fronte presenta alzati intonacati di rosso e nervature architettoniche bianche, mentre l’interno è completamente decorato.
Ha pianta longitudinale ad aula unica con cappelle laterali e abside semicircolare coperto da una semi-cupola.
Una cappella intitolata a Sant’Ambrogio, con pianta rettangolare, si trova sulla sinistra del presbiterio.
Lungo via Baden Powell, che fiancheggia il lato sinistro (SUD) della chiesa, vi sono invece i locali parrocchiali, tra cui una piccola cappella che e’ quel che che resta di un antico cimitero.

INTERNI
Una bussola lignea introduce all’interno della chiesa, la quale è composta da un’unica navata scandita in quattro campate, da
lesene binate con capitello dorico addossate a pilastri, a sorreggere una trabeazione dentellata che corre lungo l’intero perimetro
dell’edificio.
La prima e l’ultima campata dell’aula, di dimensioni minori, sono coperte da volte a botte unghiate, mentre la seconda e la terza da volte a vela, e accolgono, alternativamente, finte lunette a trompe-l’oeil e vere aperture verso l’esterno.
Nella seconda e terza campata, quattro archi a tutto sesto introducono ad altrettante cappelle coperte da volte a botte.
L’aula presenta un pavimento alla veneziana.
La zona presbiterale, rialzata di un gradino rispetto alla navata e preceduta da un archivolto decorato, è separata dall’aula tramite una balaustra in metallo.
E’ composta, in fondo, dall’altare pre-conciliare; al centro dall’altare post-conciliare, collocato su di un gradino.
E’ coperta da una volta a vela al centro della quale è una piccola cupoletta ovale, e vede sui lati due cantorie sotto le quali si aprono gli spazi che conducono, a destra, in canonica e verso gli uffici parrocchiali, mentre a sinistra alla cappella di Sant’Ambrogio e in sagrestia.
Lo sviluppo longitudinale della chiesa si conclude in un’abside di forma semicircolare coperto da una semi-cupola.
L’interno della chiesa presenta alzati completamente decorati.
C’è da notare che inspiegabilmente sei grandi affreschi raffiguranti vasi con fiori, sono esattamente uguali agli affreschi della
magnifica Collegiata di Pieve di Cento, che è una ricostruzione del 1702-1710 di una chiesa preesistente, su progetto dei fratelli
Campiotti di Modena.
La Collegiata di Pieve di Cento è molto più grande di questa chiesa, ma gli affreschi potrebbero essere stati copiati o riprodotti dalle stesse maestranze che avevano lavorato a Pieve di Cento nel 1700.
La pala sull’altare maggiore, opera pare di Napoleone Angiolini, antecedente la costruzione dell’attuale chiesa, ricorda la leggenda del passaggio di S. Ambrogio a Villanova dove pare sosto’ nell’oratorio di S. Anna, oggi scomparso, e posto presso la corte dell’omonima casa all’intersezione tra via Villanova e via Tosarelli (S. Vitale).

Le immagini